Mucolipidosi

La Mucolipidosi

Le mucolipidosi sono un gruppo di malattie del metabolismo dove avviene un accumulo di lipidi e di mucopolisaccaridi nei tessuti interstiziali. Tali malattie inoltre si distinguono per la mancata presenza di mucopolisaccaridi nelle urine.

ML2

La Mucolipidosi tipo 2 (o I-cell disease)(ML2) è una malattia lisosomiale rara a trasmissione autosomica recessiva, dovuta a un deficit di UDP-N-acetilglucosamina: l’enzima lisosomiale N-acetilglucosaminico-1-fosfotransferasi è implicato nel dirigere l’azione di numerosi enzimi lisosomiali.

I sintomi clinici e radiologici ricordano quelli della malattia di Hurler, ma sono più precoci (si riscontrano fin dai primi mesi di vita o addirittura in utero) e causano il decesso durante l’infanzia per complicazioni cardio-respiratorie. In particolare si associano ipertrofia gengivale, macroglossia, lineamenti grossolani, irsutismo, ernie, cute spessa e tesa, limitata mobilità articolare, disostosi multipla, epatosplenomegalia, opacità corneali, sordità, ritardo psicomotorio (evidente a partire dai 6 mesi di età), nanismo.

La diagnosi di laboratorio si basa sulla rilevazione di un aumento di attività delle idrolasi acide nel siero e di una loro parallela diminuzione nei fibroblasti in coltura, oltre che, in casi eccezionali, sulla rilevazione del deficit primitivo di fosfotransferasi. Questo enzima è un complesso formato da tre subunità (alfa-2, beta-2, gamma-2), codificate da due geni distinti alfa/beta e gamma. È probabile che nella mucolipidosi tipo 2 si verifichino alterazioni del gene che codifica per le subunità alfa e beta (localizzata sul cromosoma 12p). È possibile effettuare la diagnosi prenatale (trofoblasto o liquido amniotico).

La terapia è sintomatica. Sono stati documentati alcuni casi di trapianto di midollo osseo, che sembrano aver prodotto alcuni benefici.

ML3

La Mucolipidosi tipo 3 (ML3) è una polidistrofia pseudo-Hurleriana simile alle forme sfumate della malattia di Hurler: Scheie o Hurler-Scheie. Come la mucolipidosi tipo 2, di cui rappresenta la forma meno grave, quella tipo 3 è dovuta ad un deficit di UDP-N-acetilglucosamina: l’enzima lisosomiale N­acetilglucosaminil-1-fosfotransferasi, che indirizza l’azione di diversi enzimi lisosomiali. Si tratta di una malattia molto rara, a trasmissione autosomica recessiva.

I sintomi evocatori sono quelli articolari, che consentono di formulare la diagnosi nell’infanzia. La sintomatologia ossea ricorda quella della malattia di Hurler, ma i dismorfismi facciali sono più sfumati e l’altezza supera i 150 cm. L’intelligenza può essere normale, ma si registra frequentemente un ritardo della scolarità, che potrebbe essere legato a un problema uditivo. Durante l’evoluzione della malattia appaiono opacità corneali, compatibili con una sopravvivenza prolungata.

La diagnosi di laboratorio si basa sul rilievo di un aumento dell’attività delle idrolasi acide nel siero e una parallela diminuzione nei fibroblasti in coltura, oltre che, in casi eccezionali, su un deficit primitivo di fosfotransferasi. La mucolipidosi tipo 3 è geneticamente eterogenea: ML3 classica (gruppo A) con alterazioni del gene alfa/beta, e ML3 variante con alterazioni del gene gamma (cromosoma 16p). È possibile effettuare la diagnosi prenatale (trofoblasto o liquido amniotico).

La terapia è sintomatica, essenzialmente ortopedica. Può rendersi necessario l’uso di protesi acustiche e il ricorso alla logopedia.

ML4

La Mucolipidosi tipo 4 (ML4) è una malattia lisosomiale caratterizzata, a livello clinico, da ritardo psicomotorio e anomalie degli occhi, comprese le opacità corneali, la degenerazione retinica o lo strabismo. È una condizione rara nella popolazione generale, ma frequente tra gli ebrei Ashkenaziti, presso i quali la frequenza dei portatori è 1/100 e la prevalenza della malattia 1/40.000.

I sintomi si manifestano nel primo anno di vita o successivamente, con caratteristiche lentamente progressive. Nei pazienti i fosfolipidi, i gangliosidi e i mucopolisaccaridi si accumulano sotto forma di inclusioni lisosomiali, alcune delle quali ricordano i corpi membranosi citoplasmatici osservati nella gangliosidosi. La malattia sarebbe dovuta a un’alterazione dell’endocitosi di alcuni componenti di membrana, attraverso i lisosomi. Si trasmette come carattere autosomico recessivo. Il gene-malattia, MCOLNl, è localizzato sul cromosoma 19pl3.3-pl3.2 e codifica per la mucolipina 1 (MLNl), una proteina di membrana appartenente alla famiglia dei canali TRP(transient receptor potential). Sono state descritte una ventina di mutazioni, due delle quali rappresentano il 95% degli alleli identificati nella popolazione Ashkenazita.

La diagnosi può essere sospettata dopo il saggio di autofluorescenza sulle colture di fibroblasti dei pazienti e viene confermata con l’identificazione delle mutazioni patogenetiche nel gene MCOLNl. La diagnosi prenatale è possibile con l’analisi al microscopio degli amniotici o dei villi cariali, oppure con lo studio molecolare, nei casi in cui la mutazione patogenetica sia stata caratterizzata nel caso indice o nei genitori.

Non è al momento disponibile una terapia specifica. Il trattamento è soprattutto sintomatico ed è mirato alla gestione del quadro oculare e del deficit neurologico.

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